Se si vuole aumentare la partecipazione dei cosiddetti «non partecipanti» o «persone svantaggiate dal punto di vista educativo», il sostegno deve iniziare dove i gruppi target vivono la loro vita quotidiana.

Se si vuole aumentare la partecipazione dei cosiddetti «non partecipanti» o «persone svantaggiate dal punto di vista educativo», il sostegno deve iniziare dove i gruppi target vivono la loro vita quotidiana.

09.05.2021
N°1 2021
  • Pratica

Quando il diritto alla formazione è negato

Anche quando sono residenti da anni in Svizzera, i richiedenti asilo le cui domande sono state respinte non hanno accesso alla formazione post-obbligatoria. Organizzazioni volontarie come Solinetz a Zurigo o Coordination asile.ge a Ginevra spesso riempiono il vuoto lasciato dallo Stato. Recentemente sono state avanzate richieste politiche per la promozione dell'accesso alla formazione delle persone prive di permesso di soggiorno.

Le persone la cui richiesta d'asilo è stata respinta si ritrovano a soggiornare in Svizzera illegalmente. Questo status legale significa sopravvivere a un livello di pura sussistenza. Dal 2007, i richiedenti d’asilo respinti non ricevono più aiuto sociale, ma solo soccorso d'emergenza: alloggio, assistenza medica di base, cibo e vestiti. L'attuazione concreta di tali misure, per esempio il tipo di alloggio o di sostegno finanziario, è di competenza dei diversi cantoni ed è soggetta a grandi differenze regionali. A Zurigo, per esempio, i beneficiari del soccorso d'emergenza ricevono 50 franchi al giorno. In altri cantoni questo importo viene a volte corrisposto in natura oppure in buoni Migros o Coop.

Dietro questa situazione si cela l'intenzione di spingere tali persone a lasciare quanto più rapidamente la Svizzera. Tuttavia, la realtà è ben diversa: quasi due terzi dei richiedenti d’asilo la cui domanda è stata respinta restano infatti sul territorio svizzero anche per anni1. Pur facendo parte della società elvetica non possono tuttavia partecipare effettivamente alla sua vita, soprattutto per quanto riguarda l'accesso alla formazione e al mercato del lavoro.

Mentre i figli dei richiedenti d’asilo la cui domanda è stata respinta, cosiddetti sans-papiers, hanno diritto alla formazione non appena risiedono in Svizzera, chi è privo di permesso di soggiorno nella maggior parte dei cantoni non ha alcun diritto a formazioni post-obbligatorie una volta compiuti i 17 anni. Con “l'Agenda Integrazione Svizzera”, adottata nell'aprile 2018, la Confederazione e i cantoni si sono impegnati a migliorare l'accesso alla formazione dei rifugiati riconosciuti e delle persone ammesse provvisoriamente, senza tuttavia ancora prevedere misure di sostegno per i richiedenti asilo le cui domande sono state respinte2.

L'impegno di Solinetz a Zurigo

Le organizzazioni di volontariato intervengono spesso a riempire il vuoto lasciato dallo Stato. Un esempio è costituito da Solinetz, che aiuta i rifugiati e i sans-papiers nella regione di Zurigo. L'associazione, fondata nel 2009 in seguito all'inasprimento della legislazione svizzera in materia di asilo, cerca in particolare di raggiungere le persone nei centri di soccorso d'emergenza - vale a dire quelle persone a cui è negato l'accesso alla formazione nelle strutture statali regolari a causa del respingimento della loro domanda d'asilo.

La filosofia alla base del lavoro di volontariato di Solinetz è costituita dal contatto e dallo scambio personale tra i rifugiati e i residenti. L'associazione ha sviluppato un programma di formazione interna per i suoi volontari incentrato in particolare su modalità di interazione rispettose e prive di gerarchie. Nel 2019, circa 490 volontari sono stati coinvolti in 52 progetti, quasi la metà dei quali costituiti da corsi di tedesco, ma anche di utilizzo del computer e di matematica. Inoltre, numerosi volontari hanno regolarmente effettuato visite presso i centri di soccorso d'emergenza o le strutture dove sono detenute le persone destinate all'espulsione, hanno organizzato pomeriggi di gioco per i bambini o ancora campi di vacanza3. Molti progetti sono in corso da diversi anni, il che assicura una certa continuità e facilita l'accesso alle persone nei centri di soccorso d'emergenza.

La pandemia di coronavirus, durante tutto il 2020, ha posto grandi difficoltà al lavoro di Solinetz, orientato soprattutto all'incontro personale. Il primo lockdown di marzo ha causato la totale cessazione delle sue attività, e l'associazione ha dovuto limitare il suo impegno all'informazione sulle condizioni epidemiologicamente problematiche all'interno dei centri. Quando in estate le misure sono state allentate, gran parte delle attività sono finalmente riprese e molti volontari hanno scambiato i propri numeri di cellulare o indirizzi e-mail con i destinatari delle misure in modo da potere rimanere in contatto in caso di nuove restrizioni. Successivamente al secondo divieto di erogazione dei corsi in presenza in autunno, l'associazione ha istituito un corso di tedesco online.

In origine, i corsi online erano destinati solo a persone con disabilità fisiche, ma a partire da novembre si sono dimostrati una soluzione utile anche per le lezioni di tedesco regolari. Le formazioni online sono strutturate quanto più possibile a bassa soglia: in un breve corso introduttivo, i formatori volontari imparano le basi tecniche per l'insegnamento via Zoom e WhatsApp. I partecipanti, dal canto loro, hanno solo bisogno di uno smartphone e di auricolari. Prima dell'assegnazione a un determinato corso, il loro livello linguistico viene chiarito telefonicamente, il che - come è stato dimostrato negli ultimi mesi - permette un sostegno più mirato all'interno di gruppi composti da quattro/otto partecipanti. Al momento sono settimanalmente attivi 30 formatori per un totale di circa 130 partecipanti. L'interesse dei partecipanti è grande e la lista d'attesa è altrettanto lunga. Sono soprattutto le donne ad amare i corsi online, in quanto più facili da combinare con la cura dei bambini. Anche se l'alta domanda è un segno del successo dell'offerta, rappresenta tuttavia per Solinetz una difficile sfida. All'indomani della pandemia di coronavirus, i limiti del volontariato sono infatti diventati evidenti: molti volontari non sono infatti disposti a svolgere online un'attività da loro percepita soprattutto in termini di rapporto personale. Nell'ultimo anno, soddisfare tramite il volontariato gli enormi bisogni formativi nel settore dei richiedenti asilo è diventato sempre più difficile.

Accesso alla formazione per i rifugiati come questione politica

Quando si parla di accesso alla formazione da parte di persone rifugiate, occorre tenere in conto che la maggior parte di loro è molto giovane e si trova quindi all'inizio della propria vita lavorativa. Nell'ambito dell'Agenda Integrazione, la Confederazione e i cantoni si sono posti l'obiettivo di sostenere i rifugiati nel conseguimento di una qualifica di livello secondario superiore (attestato professionale o intermedio) fino ai 25 anni di età, ma ciò vale soltanto per le persone ammesse provvisoriamente e per i rifugiati riconosciuti, mentre ai giovani la cui domanda d'asilo è in sospeso o che è stata respinta non è riconosciuto il diritto alla formazione a tempo pieno.

L'associazione ginevrina «Coordination asile.ge» è impegnata nel sostegno alle persone rifugiate nel proprio cantone dal 1985. Nel 2019 ha dato vita a un collettivo volontario interno per la promozione dell'accesso alla formazione del gruppo target, particolarmente vulnerabile, costituito da giovani la cui richiesta di asilo è stata respinta. Il collettivo si rivolge in particolare a persone fra i 15 e i 25 anni, al fine di farsi un'idea della loro situazione e di esaminare la possibilità di regolarizzare la loro condizione di soggiorno. In alcuni casi, il collettivo sostiene individualmente i giovani nella ricerca di offerte di istruzione e formazione.

Il lavoro di organizzazioni di volontariato come Solinetz e Coordination asile.ge indica quanto sia grande il bisogno di formazione nel settore dei richiedenti asilo, e come tale bisogno non sia tuttavia adeguatamente coperto dallo Stato. Ultimamente sono state avanzate esplicite richieste politiche per migliorare l'accesso alla formazione di tali soggetti: in particolare, l'associazione «Bildung für alle – jetzt!», sostenuta da organizzazioni come il sindacato VPOD / SSP, l'Unione svizzera degli e delle universitari-e (USU) e Solidarité sans Frontières (sofs), ha lanciato nel 2020 una petizione con lo scopo di fornire loro accesso alla formazione a tutti i livelli.

Questo significa che, nel quadro della formazione sostenuta dallo Stato in base alla legge sulla formazione continua, dovrebbero essere sviluppate offerte che permettano ai rifugiati di acquisire conoscenze e competenze a livello di formazione scolastica di base così come a livello di formazione di base e continua. Una preoccupazione centrale dell'associazione è che sia riconosciuto il diritto alla formazione anche alle persone senza permesso di soggiorno e ai richiedenti asilo la cui domanda è stata respinta. In una presa di posizione del 18 gennaio 2020, l'associazione formula la sua visione di una «formazione per tutti» come segue:

«Tutte le persone che vivono in Svizzera, indipendentemente dal loro stato di soggiorno, dovrebbero potersi formare in misura del loro potenziale individuale, trovare un lavoro adatto alle loro capacità, partecipare alla società (partecipazione) e modellare la loro vita in modo autodeterminato (emancipazione)4. »

Anche se negli ultimi anni la consapevolezza dell'importanza dell'accesso dei rifugiati alla formazione e al mercato del lavoro è cresciuta a livello politico, questa visione sembra ancora molto lontana dal realizzarsi. Con l'Agenda Integrazione, la Confederazione e i cantoni hanno intensificato gli sforzi per sostenere le persone ammesse provvisoriamente e i rifugiati riconosciuti, ma le persone a cui è negato il diritto alla formazione restano in Svizzera ancora numerose.

Sofie Gollob è collaboratrice scientifica presso la FSEA

  1. Cfr Polli, Tanja: Endstation Nothilfe, Beobachter (18 agosto 2015).<https://www.beobachter.ch/migration/asylverfahren-endstation-nothilfe>
  2. Nel caso di richiedenti d’asilo la cui domanda è ancora in sospeso, spetta ai singoli comuni decidere se sostenere finanziariamente offerte formative a loro destinate, quali corsi di italiano.
  3. Cfr. Das Solinetz, Jahresbericht 2019 (Marzo 2020). <https://solinetz-zh.ch/wp-content/uploads/200226_soli_portrait_rz_ANSICHT.pdf>
  4. Cfr. Formazione uguale per tutti - nessuna discriminazione contro i rifugiati! Posizioni e richieste, conferenza svizzera «Rifugiati: formazione, integrazione ed emancipazione» del 7 settembre 2019 (versione del 18 gennaio 2020).<https://vpod.ch/downloads/weiterbildungsprogramm/gefluechtete-thesenpapier.pdf>

Link alle organizzazioni

Coordination asile.ge: https://coordination-asile-ge.ch/